Autunno

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domenica, 05 ottobre 2008
 


 

postato da andreasalonicco | 20:39 | commenti (2)


martedì, 23 settembre 2008
 

postato da andreasalonicco | 12:48 | commenti (1)


venerdì, 19 settembre 2008
 

Of all I knew, her held too few.
And would you stop me, if I try to stop you.

Old songs stay 'til the end.
Sad songs remind me of friends.
And the way it is, I could leave it all
And I ask myself, would you care at all.

When I drive alone at night, I see the streetlights as fairgrounds
And I tried a hundred times to see the road signs as Day-Glo.

Old songs, stay till the end.
Sad songs, remind me of friends.
And the way it is, I could leave it all
And I ask myself, would you care at all.



Mogwai, Cody



postato da andreasalonicco | 17:37 | commenti (1)


mercoledì, 17 settembre 2008
 

correggo bozze per riviste torinesi. da roma. e mi pagano, pochissimo, e non si sa nemmeno se a 30, 60 o 90 giorni, ma son soddisfazioni. tra un po' inizio lo stage nella casa editrice. sto bene, e quando uno è in forma si può permettere di ascoltare canzoni tristi, soprattutto se il cielo è tagliato da un sole chiaro e caldo, e l'aria dell'autunno si avvicina senza eccessiva fretta. poi se la canzone è una delle "canzoni tristi" più belle di sempre, non rimane nemmeno l'amarezza, quel che resta è la poesia.


postato da andreasalonicco | 14:54 | commenti


lunedì, 15 settembre 2008
 


su Macchianera, a commento di questa vignetta, un ragazzo scrive queste cose, condivisibili da chiunque abbia messo il naso fuori di casa negli ultimi tempi: "A parer mio, siamo sotto stress. Si può anche evitare di parlare del caso di ieri, dei biscotti o dei neri (italiani. E penso sempre a quell’imbecille che disse ad una rom ‘tornatene nel tuo paese!’ e quella disse ’so’ pugliese…’), ma resta che c’è una cazzo di tensione che si taglia col coltello, per strada vedi la gente che non è rilassata e ogni cristoddio di motivo è buono per far esplodere il finimondo (e mi viene in mente sabato in tram, a milano, quando una donna e un distinto signore hanno litigato fino a chiamarsi ‘puttana’ e ‘coglione’ solo perchè l’uomo sfogliando il giornale le ha sfiorato il collo). Adesso con la storia che la destra ha pompato sul tema sicurezza-clandestini-pericolo-a casa-rom-stranieri ecc.ecc. la gente sembra avere, per foza di cose, assorbito e fatta propria ’st’ostilità bilaterale, magari senza rendersene conto, e poi tutto si è tramutato in una grossissima profezia che s’autoadempie.

E il risultato è questo: con i nervi a fior di pelle, se uno ti fotte un pacco di biscotti (o ti prende per il culo o cosa) tu non chiami i carabinieri: gli sfondi la testa".




 

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domenica, 14 settembre 2008
 

"viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti"


 


 

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giovedì, 11 settembre 2008
 

11 settembre 1973 - 11 settembre 2008


 

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lunedì, 08 settembre 2008
 

Sfoglio un passato che non c’è.
Da un romanzo di Montalbàn
Spunta una foto verde e grigia
Mio padre che ride tenendomi in braccio
Faccio due conti, sarà stato il 1984.
Siamo seduti su un trattore,
In mezzo a una campagna indefinibile.
Io ho la faccia un po’ perplessa,
Ma è quella finta paura di chi sa
Che con papà sei al sicuro, sempre.
Ci sarei andato in capo al mondo con lui
Ci andrei anche adesso, se devo essere sincero.
Poi mi chiedo cosa ci facciamo
Noi gente di città, su un trattore,
Noi che in campagna ci sentiamo un po’ a disagio,
Abituati al traffico, alle vite che ti scorrono accanto.
Potrei alzare il telefono e chiederglielo.
Ma ormai è tardi,
Le luci della sera invadono l'orizzonte fuori dalla finestra.
So che prima o poi
Rimpiangerò il semplice fatto
Di non averlo chiamato
Questa sera.

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prove di poesia


mercoledì, 03 settembre 2008
 

torino roma solo andata

E così venerdì, proprio nel giorno in cui compio 26 anni, me ne vado a stare a Roma per un po'. C'è sempre qualcosa di rassicurante nelle partenze. Mettere spazio dietro di sè. E poi Roma, insomma, è Roma. Sono felice. E il solo pensiero di svegliarmi ogni mattina vicino a Lei, mi fa battere il cuore alla giusta velocità. Lo diceva quel genio di Cesare Pavese, molto meglio di me: "L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante".


 

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lunedì, 01 settembre 2008
 

postato da andreasalonicco | 23:22 | commenti (1)
 

copio e incollo da swan.net

A volte capita di dover prendere delle posizioni. Di fare delle scelte. Ad esempio: giorni fa ho visto al tg una signora, credo milanese (per me da Roma in su son tutti milanesi), che si lamentava perché uno zingaro ha pisciato sul marciapiede davanti a casa sua. La signora sbraitava in maniera fastidiosa mentre, con spettacolari gesti teatrali, indicava la chiazza di piscio sul marciapiede abilmente inquadrata dal cameraman. Ora, voi da che parte state? Siete con la fastidiosa signora o con lo zingaro che ha urinato sul marciapiede? Io sono - sono sempre stato e sarà per sempre - dalla parte dello zingaro, semplicemente perché rispetto più lui che quella signora. Ed ecco perché.
Un po’ di mesi fa ho letto sul giornale che nella scuola media di un paesino qui vicino un bambino di origine bosniache (ma questo non è importante, il fatto è che è uno ZINGARO) è stato picchiato da alcuni compagni di classe per poi ritrovarsi all’ospedale con una distorsione al ginocchio. Il buon senso mi dice di non prendermela troppo, dopotutto a quell’età queste cose succedono, e se non pensassi così sarei vittima di un razzismo al contrario: una distorsione al ginocchio è una distorsione al ginocchio, zingaro o non zingaro, no? Poi racconto questa storia a un paio di persone che conosco. Diciamo dieci. E tutte rispondono così: “Hanno picchiato un bambino zingaro? Fatto bene”. Capite? Fatto bene. E io: ma è un bambino. E loro ancora: fatto bene. Persone che non saprei definire se non con la parola normale, che si commuovono quando in tv vedono i bambini negri con le mosche in faccia o i gatti spiaccicati sull’asfalto, ma davanti allo zingaro: fatto bene.

Allora ecco spiegato perché rispetto più lo zingaro che piscia sul marciapiede che la signora odiosa che si lamenta. Adorabili amici rom, pisciate ovunque, vi prego, finché non finirà l’odiosa ghettizzazione dei campi nomadi e tutti i “fatto bene” del cazzo non si saranno estinti, con la loro ipocrita carità pelosa, i loro casa-lavoro-famiglia altrimenti sei merda e tutte quelle altre cose che finiscono per far diventare un pezzo di pane anche uno come me, solitamente un grande stronzo che piscerebbe sui marciapiedi solo per il gusto di vedere le signore come quella incazzarsi.

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mercoledì, 27 agosto 2008
 

 

 

 

 

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martedì, 19 agosto 2008
 

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martedì, 22 luglio 2008
 

Presso Klamath, di Raymond Carver

Stiamo intorno al bidone col fuoco
e ci scaldiamo le mani
e la faccia, nel suo puro calore avvolgente.

Portiamo alle labbra tazze fumanti
di caffè, e beviamo
con tutt'e due le mani. Ma siamo

pescatori di salmoni. E ora piantiamo i piedi
nella neve e nei sassi e risaliamo la corrente,
piano, pieni d'amore, verso le pozze tranquille.

 

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domenica, 13 luglio 2008
 

balkan bus

Torino, metà anni novanta.
 
È in Italia da due anni. Muratore, imbianchino, operaio. Ha fatto un po’ di tutto. Ogni mattina si alza alle quattro e mezza, lavora fino a sera per guadagnare i soldi per vivere. È nato in un villaggio al confine tra la Grecia e la Macedonia. Per una questione di pochi chilometri, è macedone. Poche case, le strade di terra battuta, una piazza stretta contro il versante di una collina. La capitale Skopje lontana, sempre soltanto immaginata, duecento chilometri più in là. Quattro case dimenticate dal mondo, tra le colline. Se ne andò in Italia. Senza conoscere niente, e nessuno. Gli manca ogni giorno, il suo villaggio. Quando il sole è un cerchio rosso e la città è ancora silenziosa, prende l’autobus per andare all’acciaieria. Non fa in tempo a sedersi, sempre al fondo della vettura, e si addormenta. Ogni mattina, si addormenta in un istante. Sogna la strada della casa in cui è cresciuto. Appoggia la fronte contro il finestrino, ed è il momento più bello della giornata. Sente l’odore del campo di girasoli dietro al vecchio forno, gli sembra di riuscire ad ascoltare la voce degli anziani seduti fuori dall’unico bar della piazza. I bambini che corrono verso il campo di calcio, terra grigia e pali arrugginiti. Poi è già ora di scendere dal bus, di godersi un po’ della brezza fredda che si allontana dalla notte e iniziare a lavorare.
 
Lei è nata a Mostar, in Bosnia. E’ scappata dalla guerra, dal buio, dalla fame. A Torino ci è capitata per caso. Ha imparato l’italiano in fretta, ha trovato lavoro in un supermercato, non sa più nulla dei suoi parenti, dei suoi amici di un tempo. Ogni mattina sale sul bus alle prime luci del giorno, e si siede nella penultima fila. Appoggia la fronte al finestrino e pensa a Mostar, a quei nove mesi di assedio, quando ‘futuro’ era diventata una parola astratta, intangibile, vietata. E poi quell’insperato passaggio fino a Sarajevo, il volo verso l’Italia. L’ostinazione di chi sa di aver già visto il lato oscuro della vita, di chi conosce l’odore di polvere da sparo e del fango sotto ai piedi. Ogni mattina, quando il sole è soltanto un cerchio rosso lontano dalla città, sale su quel bus, chiude gli occhi e si perde nelle immagini di Mostar che le sono rimaste in circolo nel sangue, resistenti al passare degli anni.
 
Ogni mattina si siedono a due metri di distanza, non fanno caso l’uno all’altra, in fondo non si conoscono. Non sarà così ancora per molto. Prima o poi si parleranno, divideranno i loro ricordi. Lei gli racconterà della guerra, lui le descriverà la pace silenziosa delle sue colline. 


postato da andreasalonicco | 12:02 | commenti (3)





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